Il Bardolino cresce sulle colline moreniche della sponda orientale del lago di Garda, in provincia di Verona. Le uve sono in larga parte quelle della Valpolicella — Corvina dal 35 al 95 per cento, Rondinella dal 5 al 40 — ma il lago mitiga il clima e i suoli sono più ghiaiosi: ne esce un vino nettamente più leggero, rubino scarico, di frutta rossa, appena speziato, con poco tannino e davvero buono servito a temperatura di cantina.
Per anni quella leggerezza è stata vissuta come un limite, e la denominazione ha rincorso una struttura che non le apparteneva. La direzione attuale è opposta, e più convincente: un vino collocato più vicino a un rosso della Loira o a un cru del Beaujolais che a un grande rosso veronese, da bere giovane e fresco.
Dal 2018 in etichetta possono comparire tre sottozone, e descrivono differenze reali. La Rocca sta sull'anfiteatro morenico più alto vicino a Garda; il Montebaldo sale verso l'omonimo monte; Sommacampagna si trova più a sud-est, su terreni più caldi e pianeggianti.
Il Chiaretto è il rosato, dalle stesse uve con breve contatto con le bucce, e in termini commerciali è diventato importante quanto il rosso. Il Bardolino Superiore è invece DOCG dal 2001 e richiede maggiore concentrazione e un anno di affinamento.